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martedì 16 novembre 2010

Buona crisi

L’ex magistrato napoletano De Magistris, pur essendo stato rinviato a giudizio, non vuol saperne di lasciare la sua poltrona a Strasburgo e…udite udite, Di Pietro invita addirittura il suo popolo a stargli affianco in questo momento di difficoltà umana e politica.
Leggere i motivi di questa scelta è quasi una lezione di vita, che vorrei dedicare ad alcuni dei commentatori di questo blog, sinceramente persuasi di potersi fidare di questa gente qua…
Di Pietro, sul suo sito, lo difende così, “senza se e senza ma”:
"Lasciamo che la magistratura faccia il suo dovere".
"Ricordiamoci che ci sono persone sottoposte a giudizio e condannate, mentre altre dopo il processo vengono assolte".
"Io credo nell’innocenza di Luigi, credo che nei suoi confronti sia in atto una campagna denigratoria per fermare la sua attività politica".

De Magistris è addirittura costretto a difendersi: quando uno si sente innocente e avverte la pressione di un complotto di toghe e poteri forti, non si lascia eliminare come quelli vorrebbero, ma va avanti, si batte per la propria libertà “fino a prova contraria”.

"Il fatto per cui sono stato rinviato a giudizio è un’assurdità.
"L’assurdità di questo rinvio a giudizio rientra nelle cose impensabili che mi circondano da anni.
"Magistrati sereni e equilibrati non potranno che rendermi giustizia.
"E’ ormai noto, quindi, che articolazioni di un sistema di potere, in gran parte illegale, sono anche all’interno dell’ordine giudiziario. Allora il rischio di procedimenti penali artatamente confezionati non è un’ipotesi, ma una certezza.
"Mi devo fermare se trovo un giudice che mi dà torto? Devo arrestare la mia lotta politica se incrocio un giudice pavido o corrotto?
"La mia autosospensione dal partito sarebbe un atto di cedimento nella lotta al cambiamento della stessa politica.
"Le deviazioni non sono solo politiche, ma coinvolgono alti funzionari dello Stato, magistrati, esponenti apicali dei servizi e delle forze dell’ordine.

Dite la verità…non vi sembra di leggere le parole di Berlusconi contro giudici e poteri forti che lo vorrebbero spazzar via dalla politica, mentre lui non vuol dargliela vinta?

Chi ha un minimo di onestà risponderà di si! Gli altri, invece, avranno la faccia tosta di negare o trovare mille giustificazioni, che però poco importano, perchè o la legge morale vale per tutti oppure non vale per nessuno.
E il fatto che i primi a sentirsi in diritto di poterla tradire siano gli stessi che l’hanno sostenuta in questi anni contro i propri avversari politici, la dice lunga sul grado di affidabilità di questa gente.

Se finanche Fini non è riuscito a trovare un magistrato che avesse il tempo di indagare sul contratto alla Rai della suocera-casalinga, ma ne ha trovato uno che lo ha iscritto nel registro degli indagati per la truffa di montecarlo solo mezz'ora prima che lo assolvesse,
beh,
Buona crisi e rimandiamo la riforma della giustizia a.....mai più.

domenica 14 novembre 2010

La caccia al cinghiale

Ciò a cui stiamo assistendo sulla scena pubblica italiana è la semplice riedizione di quella “caccia al Cinghiale” avvenuta all’inizio degli anni ’90. Con la differenza che allora la selvaggina da abbattere era costituita dal segretario del Psi Bettino Craxi ed ora il cinghiale da cucinare in salmì è il leader del Pdl Silvio Berlusconi.
Quest’ultimo, nei propositi di chi lo rincorre, può al massimo preparare in anticipo il luogo dell’esilio dove ritirarsi. Non sarà Hammamet, potrà essere Antigua o Bahamas!
Di sicuro, sempre nei progetti dei suoi nemici, non potrà essere Palazzo Grazioli, Arcore o Villa Certosa, da dove preparare eventuali rivincite elettorali.
La sua sorte è segnata: uscire da Palazzo Chigi con le mani alzate accettando la resa incondizionata, accettare a capo chino la sentenza negativa della Corte destinata a cancellare anche la sola speranza di una futura riconquista dello scudo giudiziario, incassare la inevitabile condanna già scritta dei magistrati milanesi nel processo Mills, venire successivamente infilzato da una serie di nuove indagini, rivelazioni, gossip e manciate di fango varie preparate dalle procure politicizzate e diffuse dai media dei poteri forti ostili e guadagnare in gran fretta l’esilio prima dell’inevitabile arrivo dei carabinieri.
Lo schema, dunque, è assolutamente simile a quello tanto felicemente concretizzato nel passato.
Ed i cacciatori sembrano essere in gran parte gli stessi.
C’è una sola diffrerenza, formale, rappresentata dal fatto che mentre all’inizio degli anni ’90 la caccia avveniva nelle Procure e nelle piazze adesso si consuma nelle sedi istituzionali e si concretizza nello studio di Montecitorio del Presidente della Camera dove la trama dell’operazione viene messa a punto insieme con Casini, Rutelli e D'Alema, in barba ad ogni banale considerazione sulla opportunità di simile comportamento paragolpista sia la terza carica dello stato.
Ma che fa? tanto Morfeo finge di dormire.

sabato 13 novembre 2010

Il governo è caduto

Il Governo è già caduto da mesi.
Lo sa la maggioranza come l’opposizione. Nessuno però fa niente.
Il motivo? Non sanno cosa fare.
Bersani viene ogni giorno sputtanato da Renzi, e non sa se gli conviene ufficializzare il suo matrimonio con Fini e teme che questa mossa possa essere la famosa goccia che fa tracollare il Pd; Casini dice “mai con Di Pietro”; Tonino sottolinea “né con Casini né con Di Pietro”. Vendola ammette “non toglierò l’orecchino. Ho paura che si chiuda il buco e poi sai che male a rifarlo”.
E nel frattempo si deve ancora cercare colui che dovrà andare a Palazzo Chigi. Su questo c'è tutto un pullulare di nomi, ma guai a parlare di quello che si dovrà fare.
Innanzitutto la legge elettorale; Embè, quella sì che ci vuole.
Per prima cosa togliamo il premio di maggioranza alla Camera, che ha due "difetti": quello di dare più potere a chi vince, e quello di limitare lo spazio per gli inciuci.
Poi togliamo il fatto che le liste elettorali le fanno i partiti e lasciamo che siano i cittadini a poter scegliere liberamente il proprio candidato. (scommettiamo che in Campania sarà un capo-clan a prendere il maggior numero di preferenze e ce lo troviamo a Montecitorio?)
poi togliamo la barriera del 4%: eh sì, viva la pluralità.
Beh! fatta questa bella Riforma, molto utile in quanto apre le porte a tutti i partiti, partitini e lobbies, ed in più consente al centro di comandare le danze, e poi......
poi dobbiamo dare il tempo ai magistrati di arrestare Berlusconi e ....se questi proprio non trovano nessun cavillo, facciamo una leggina che lo rende ineleggibile e .... poi....
poi si andrà a votare.
Ma, mi raccomando, l'ha detto anche lui (Napolitano): prima la finanziaria..... se no chi la fa? ovvero, chi la sa fare? Fini? Casini? Bersani? Di Pietro, Vendola? Grillo?

I coglioni siamo noi

Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, è stato sospeso per tre mesi. Aggiungete il fallito attentato a Maurizio Belpietro, direttore di Libero. Metteteci anche la perquisizione della redazione del Giornale e delle abitazioni private del direttore Sallusti e del vice Porro, ed il sequestro dei loro PC, con tutti i dati personali.
Sistemate la ciliegina sulla torta: Gentiloni del PD, ex ministro nel Governo Prodi, ha inoltrato richiesta di chiusura del Giornale.
Ma guai ad ipotizzare tentativi di “bavaglio“, per loro non vale.
Se una cosa simile si facesse nei confronti di giornali e direttori di sinistra, Ezio Mauro o Concita De Gregorio, avremmo già avuto le sommosse popolari. Se succede a Libero e Giornale, ed ai loro direttori, è tutto normale. Anzi, forse, se la sono cercata…

I coglioni siamo noi che crediamo ancora di essere in un paese civile dove il dissenso si esprime solo nelle urne.

venerdì 12 novembre 2010

a carte scoperte

Ormai è chiaro, l'obiettivo vero di Gianfranco Fini è la testa di Berlusconi ed è per questo che lui ha scelto di farsi cavallo di Troia della sinistra diventando così il beniamino di Repubblica e di tutti quegli ambienti di potere che sperano di trarre grossi dividendi dalla liquidazione di Berlusconi e del suo popolo.
Ecco perché non è possibile alcuna intesa con Fini, ed ecco perché le sue sono tattiche da protagonista del palazzo, da uomo della Casta e della prima Repubblica quale Fini è e forse è sempre stato.

giovedì 11 novembre 2010

Tra "allupati" e "politici in cerca d'autore"

Renzi è stato chiarissimo: il Partito Democratico è da rottamare.
Basta vedere i suoi leader in questi giorni; Bersani & C. sembrano talmente eccitati per l’imminente crisi di governo, che dirgli «allupati» per la possibilità di entrare a far parte di un governo del ribaltone è davvero un eufemismo.
E del resto, sappiamo bene tutti che questo è l’unico modo attraverso il quale la banda Bersani può avere l’occasione di entrare a Palazzo Chigi; governare il paese senza alcuno straccio di consenso elettorale è la loro specialità, vero D'Alema? E hanno pure il coraggio di chiamarla democrazia.
Il vero è che in Italia, in opposizione a Lega e PDL, abbiamo solo un partito: il PDR. Il partito dei ribaltonisti, che si chiama Fli; il partito di coloro che – calpestando ogni forma di democrazia popolare – ritengono che il governo del paese non sia affare degli elettori, ma loro.
Dunque, una volta eletti i parlamentari, il popolo esce di scena, e sono i parlamentari – i signori parlamentari – a decidere dove andare, con chi stare, se tradire un patto elettorale o essere fedeli.
Anche questa la chiamano democrazia, e si giustificano con l’assenza di un qualsivoglia «vincolo di mandato».
Ma il vincolo di mandato c'è! Si chiama dovere di lealtà verso coloro che hanno eletto il parlamentare, si chiama onore di quella persona che non può e deve tradire il patto elettorale che lo ha portato a rappresentare colui che lo ha prescelto. È un fattore di onestà.
Chi non condivide più l’idea politica di chi lo ha eletto o dell’alleanza deve solo rimettere il proprio mandato agli elettori. Questa è onestà; questo è onore. Questa è condotta che rispetta le scelte popolari. Il resto è fuffa politicante; è tradimento del proprio elettorato; è il perseguimento di un fine più personale che collettivo.
In questo patetico scenario, dove il PD… la sinistra, brama il potere privo di legittimazione popolare, Fini ha indubbiamente un grave ruolo di responsabilità nei confronti dell’elettorato che gli ha dato fiducia.
Se fosse restato coerente e leale, probabilmente nessuno avrebbe avuto nulla da ridire in ordine alla sua scelta di separarsi dal PDL. Invece ha voluto seguire i vari Bocchino, Della Vedova e Granata: politici in cerca d’autore, uomini senza onore, seconde file senza grande spessore politico, oggi sopravalutati perché sovraesposti mediaticamente.

martedì 9 novembre 2010

Uomini, mezz'uomini, ominicchi e quaquaraquà...!

''Dobbiamo far capire a Berlusconi che senza i voti di Fini non va da nessuna parte''. E' quanto ha detto nell'Aula della Camera Italo Bocchino ai colleghi del gruppo di Fli che erano indecisi su come votare sulle mozioni relative ai rapporti Italia-Libia.
Conclusione tutti e 25 i deputati presenti in aula hanno votato le mozioni del PD ed il governo è andato sotto tre volte, con il risultato che dobbiamo prepararci a rivedere i barconi di disperati sulle coste italiane.
Bocchino: nomen omen.

sabato 6 novembre 2010

Mah? forse non è neanche vero!

Se la regola morale sbandierata da taluni è: “rinvio a giudizio = dimissioni”, allora che a rinvio a giudizio scattino le dimissioni.
Non può esserci differenza tra rinvio a giudizio e rinvio a giudizio, altrimenti è una buffonata.
Dal 30 ottobre ad oggi, 6 novembre, è passata quasi una settimana e mentre abbondano gli articoli scandalistici contro il Cavaliere, coi quali senza un minimo di ritegno si accreditano puttane e ladre a rango di affidabilissime testimoni della vita privata del premier, nemmeno una parola è stata scritta per render noto alla collettività del nuovo rinvio a giudizio per Luigi De Magistris.
Nessuno tra i solerti “sostenitori della legalità” ha osato ricordare all’ex magistrato, nel frattempo diventato europarlamentare IdV e capopopolo antidiscarica a Napoli, quelli che erano i suoi più fervidi convincimenti: il politico indagato deve dimettersi!
Eppure, l’amico Travaglio e i moralizzatori Mauro e Scalfari, D'Avanzo e Padellaro tacciono.
Tutti personaggi che scrivono su giornali asserviti all'antiberlusconismo, dove la notizia non la trovi proprio. Veramente non la trovi neppure sui giornali cosiddetti Berlusconiani; questi devono stare moltgo attenti, perchè se la notizia venisse pubblicata per due giorni consecutivi potrebbe essere dossieraggio.

Fini? puah!

Dubito molto che Fli sarà un partito democratico che prenderà il posto del PdL: dall’esterno sembra invece il solito partito personale.
E’ un partito che per tatticismo ha fatto il pieno di antiberlusconiani con la bava alla bocca per motivi più disparati.
Ed è un partito ambiguo che a sentire i suoi esponenti spesso finisce con lo sposare le tesi decotte della sinistra, altro che liberismo.
Fini oggi vince, vince perchè nella situazione attuale riesce ad imporsi col ricatto di far cadere il governo.
Ma nello stesso tempo perde, perde perchè l’immagine che fornisce di sè agli elettori di centro destra è pessima.
Parlare di un Fini successore di Berlusconi è un’ipotesi lunare ed impossibile; anzi, ho l’impressione che il consenso per il FLI (peraltro non molto ben definito, vista la ampia varianza nei sondaggi) sia un consenso estremamente volatile.

Fini: Gli italiani possono aspettare

Domani cosa faccio?
Accetto un patto di legislatura.
Ciò mi mette in condizioni di porre delle condizioni vincolanti e di condizionare dall'interno la politica di Berlusconi-Bossi e possa dimostrare al Paese di essere in grado di creare un nuovo centrodestra. Ma molti dei "miei" chiedono che io faccia un atto di discontinuità....
Ritiro la delegazione dal governo.
Ciò mi permette di liberarmi da ogni vincolo e posso schierarmi per l’appoggio esterno. Ma mi consegnerebbe a un preciso disegno strategico che diverge dal destino del centrodestra.
Domani è per me più facile decidere di non decidere, restituire la palla al Pdl rilanciando sull’offerta del Cavaliere.
Va bè, faccio così.
Gli italiani possono aspettare.

Wifi libero

Nel 2005 fu introdotta la normativa che se una persona voleva collegarsi ad internet senza fili da un luogo pubblico, doveva registrarsi e comunicare al gestore le proprie generalità.
Questa normativa sarebbe scaduta il 31 dicembre di quest'anno.
Nel pacchetto sicurezza approvato ieri dal consiglio dei ministri, il governo ha deciso di non rinnovare la norma che era stata concepita nella logica della guerra al terrorismo ma che si è rivelata inefficace perchè è stata rapidamente superata dalla tecnologia.
Unica voce controcorrente è stata quella del procuratore antimafia Piero Grasso che dice: “Dietro questi Internet point e queste reti wi-fi… si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi”.
Una domanda a Grasso: quanti terroristi, pedofili e mafiosi sono stati arrestati dal 2005 ad oggi grazie a questa norma? NESSUNO.
Essa era solo una stupida limitazione alla tecnologia ma, se volessi ragionare alla Grasso dovrei dirgli che i terroristi, i pedofili ed i mafiosi ci sono anche per strada; ma non è una buona ragione per registrare tutti quelli che escono di casa.

Nulla di nuovo.

Lunedì parte su rai3 il programma "Vieni via con me".
Conducono Fazio e Saviano e ci saranno pure Roberto Benigni, Antonio Albanese e Paolo Rossi: una task force dell’intellighenzia di sinistra schierata in prima serata.
Di cosa parleranno?
Indovinate un pò?
Per quello che si dice, il loro compito è quello di mostrare come in Italia "parte" della stampa non assolva al proprio dovere ma sia assog­gettata al presidente del Con­siglio con l'unico obiettivo di trovare, creare, rovistare, pubblicare e ri­pubblicare in maniera martel­lante notizie contro coloro che si mettono di traverso sulla stra­da del premier.
E volete che ci mancherà l'esposizione in chiave comica di tutti i dettagli della vita privata di Berlusconi? Nooooo. Quella certamente non ce la faranno mancare.
Insomma, una trasmissione con contenuti inediti.

venerdì 5 novembre 2010

E' la loro natura

Ieri sera ho seguito per televisione la partita Liverpool-Napoli. Nell'intervallo tra il primo ed il secondo tempo ho visto 15 minuti di Annozero. Ebbene, nel sentire quanto Travaglio, Di Pietro e la De Gregorio si sprecavano per giudicare immorale e imbarazzante la famosa telefonata di Berlusconi alla questura di Milano, mi domandavo come mai, quando nella stessa trasmissione di Annozero fu la volta dello scandalo di Montecarlo, minimizzarono il tutto, nemmeno fecero riferimento alle raccomandazioni di Fini alla Rai in favore dei Tulliani (che ci sono costati, quelli sì, qualche milioncino di euro) e praticamente liquidarono la faccenda etichettandola come dossieraggio.
Dovrebbero vergognarsi di questa doppiezza.
Ma non si vergognano e non si vergogneranno mai.
Sono nati così. È la loro natura.

giovedì 4 novembre 2010

Si è riaddormentato

Era agosto, meno di tre mesi fa, quando il Giornale esternò la vicenda di Montecarlo.
Napolitano si svegliò la mattina del 13 agosto e disse: "Ho sempre ritenuto che nessun contrasto politico debba investire impropriamente la vita delle istituzioni. Perciò è ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il presidente di un ramo del parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell’attività legislativa".
Poi, preferisco pensare che si sarà riaddormentato, altrimenti dovrei ritenere che il suo silenzio sulla campagna per destabilizzare il Presidente del Consiglio ed il governo sia da interpretare come un silenzio-assenso.
Non ci credo, e spero che si svegli.
Lo so che è difficile essere super-partes e si vede che lui fa uno sforzo inaudito per sembrarlo, ma oltre che dirlo in ogni sua esternazione, che il suo ruolo è super-partes, nei fatti passerà alla storia (?) come il presidente dell'altra parte degli italiani.

Tra il dire ed il fare

Raramente scrivo sui fatti di politica estera, ma voglio dedicare due parole alle votazioni di midterm che si sono tenute negli USA.
I democratici perdono la maggioranza alla Camera e mantengono una strenua maggioranza al Senato.
Non è la fine del mondo; già in passato è capitato che il Presidente degli Stati Uniti era democratico mentre la maggioranza del Congresso fosse andata ai repubblicani; quindi, non è la fine del mondo.
Ma, in questo caso, l’entità della batosta democratica va ben oltre la perdita di seggi, qui c'è la bocciatura, senza appello e senza ambiguità, della politica di Barak Obama.
I repubblicani hanno vinto soprattutto sull’onda della rabbia per i democratici e per la notevole differenza che c'è stata le promesse della campagna elettorale di Obama e quanto (e come) invece è stato realizzato in temi di sanità, economia, politica estera, famiglia, lavoro.
In pratica quel "Yes, we can" e quella necessità di "Change" è rimasta una promessa elettorale....nonostante che sia al Senato che alla Camera ci fosse stata una netta maggioranza democratica.
Gli americani hganno capito che quello che prometteva il buon Obama non era condiviso dai membri del suo stesso partito. Ed è arrivata la batosta.

martedì 2 novembre 2010

apro il giornale e leggo che.....

Apri le pagine dei maggiori quotidiani, e ti ritrovi la foto della ormai famosa Ruby, con tanto di lunghi articoli sulla sua vita, le sue foto, e tutto ciò che riguarda il presunto bunga bunga. Prosegui con lo sfogliare il giornale, e cosa trovi? Trovi i resoconti delle indagini sul presunto giro di coca ed escort tra Palermo e Milano che immancabilmente riguardano anche Villa Certosa, e ci ritrovi pure l’indagine della Boccassini, chiamata a fare chiarezza sulla vicenda Ruby.
Prosegui, oltre e ti ritrovi pure la cronaca giudiziaria sulla richiesta di archiviazione dell’affaire Montecarlo.
L’ultima che ritrovi è la dichiarazione di Berlusconi sull’orgoglio di essere etero che ha fatto infuriare i gay e tutti i benpensanti dell’arco istituzional-partitocratico, depositari assoluti del politicamente corretto.
Insomma, di politica – quella vera – neanche l’ombra. Non si parla più dell’Italia e degli italiani.
E allora la domanda è chiara: è lui che si cerca i guai, oppure sono i guai che trovano lui? In altre parole, la colpa per questo casino mediatico-festaiolo-istituzionale è proprio di Berlusconi o di chi ha interesse a estromettere il Premier dal governo e dalla maggioranza del paese senza passare per nuove elezioni e con la garanzia di sterilizzare l’uomo di Arcore per sempre?
Per quanto mi riguarda posso solo darvi la mia opinione. Fini, aiutato dalla magistratura, dalla sinistra e da Napolitano, sta riuscendo nell'obiettivo di non far fare nessuna riforma, ma l’attenzione dei mass-media è dirottata su altro, sul gossip antiberlusconiano, perché così vogliono a sinistra e nella finta destra finiana, e in generale negli apparati burocratici e istituzionali refrattari a qualsiasi riforma.
Ma chi sono quelli che vogliono mettere in difficoltà Berlusconi, ridicolizzandolo?
Sono i suoi avversari politici, le caste e gli apparati che per decenni hanno dissanguato le casse dello Stato, hanno sfruttato noi cittadini, dandoci l’illusione della democrazia, e nel farlo hanno creato solo privilegi per autoconservarsi e garantirsi il dominio sociale e istituzionale.
Da quando si sono vinte le elezioni e si è iniziato a parlare di politica vera, di riforme importanti come quelle sulla giustizia, e quella fiscale, e quella della scuola, che ecco che spunta lo scandalo o l’inchiesta giudiziaria ad hoc contro il maggior artefice di quella vittoria e di quelle idee.
E i giornali, ma guarda un po’!, non lesinano a darci dentro, crogiolandosi e spingendo noi nel fango, consapevoli che ancora una volta l’attenzione della gente verrà calamitata da fatti e contesti privati che nulla c’entrano con i loro interessi. E in questo contesto non sarà poi così difficile che i moralisti di turno, complici delle macchinazioni mediatiche, rivoltino immancabilmente la frittata a loro favore, vestendo i ruoli dei Savonarola incorruttibili e incorrotti, additando il colpevole come il più infimo dei puttanieri e loro come i salvatori della patria.

chiaro e cristallino

Ormai è tutto chiaro: Fini ha venduto al cognato un bene non suo al prezzo almeno tre volte inferiore al valore di mercato. E' emerso anche che Fini era a conoscenza che ci sono state offerte almeno di un milione di euro per l’acquisto dello stesso appartamento. E per nascondere il losco affare sono state costituite due società off-shore.
Due sono le ipotesi: o Fini ha voluto fare un regalo al cognatino, oppure ha dichiarato un prezzo di vendita inferiore per evadere le tasse.
Fini poteva anche regalarlo l’appartamento al cognato o a chiunque altro, se fosse stato suo, ma il fatto è che apparteneva ad An, ossia ai suoi iscritti. Quindi egli li ha frodati. Tanto è vero che due di essi hanno promosso la causa per frode fraudolenta.
E' esattamente lo stesso reato di Tanzi, che trasferì il tesoro parmalat alla figlia: svendita di beni non propri.
La differenza è che Tanzi sta in galera.
Il reato esiste e dunque non è possibile che la magistratura archivi tutto.
Queste cose avvengono nelle dittature, dove la magistratura è asservita al potere.
Ma noi siamo in una democrazia, non dobbiamo dimenticarlo. E se applichiamo i metodi delle dittature, si compie un atto eversivo.
Fini è colpevole, e se la magistratura non lo riconosce, crea un vulnus nel diritto dalle proporzioni disastrose.
Come pure lo creerà se nessuna procura, quella romana in testa, non aprirà un fascicolo a carico di Fini a riguardo delle sue provate raccomandazioni in Rai per sistemare, e con successo, i propri familiari.

O dobbiamo interpretare che questo buonismo è il prezzo che la magistratura deve pagare perchè Fini non faccia fare la riforma del sistema giudiziario?
Ma Morfeo ora dorme; si vegliò solo per dire "Basta a sparlare di Fini".

Comunisti dentro

Ricordate Paopo Gentiloni Silveri?
Come no?
L'ex ministro delle comunicazioni ed ora responsabile dell'informazione del PD.
Non lo ricordate?
E' quello che, da ministro, aveva l'unico obiettivo di togliere le frequenze a Berlusconi per realizzare, diceva lui, un'informazione plurale. Senza capire, poverino, che per aumentare la pluralità devono essere aumentate le frequenze, come ha fatto poi Gasparri.
Adesso ve lo ricordate?
Ebbene, proprio questo tipino ha preso la penna ed ha compilato quattro cartelle su carta intestata al PD ed ha scritto al Garante delle Comunicazioni chiedendo di aprire un'indagine ed adottare le sanzioni conseguenti, non esclusa la chiusura della testata perchè lui ha scoperto che il quotidiano Il Giornale simpatizza per Silvio Berlusconi.
Per Gentiloni il fatto che un giornale scriva bene di Berlu­sconi e male della sinistra è inammissibile e da chiudere.
Di questo passo, prossimamente il PD chiederà l'interdizione dal voto per i tredici milioni di ita­liani che alle ultime elezioni hanno messo la croce sul sim­bolo del Pdl, dove c'era il nome di Silvio Berlusconi come Presidente.
Tredici milioni di corrotti e prezzola­ti di cui verrà presto chiesto l'arresto.

E' vero che Silvio Berlusconi ha un enor­me conflitto di interessi, ma nel senso che ha gli stessi inte­ressi della maggiornza degli elettori.
Si chiama democrazia e lei, caro Gentiloni Silveri, non può farci nulla. Si rassegni e cerchi almeno di essere un po' meno ridicolo.

Anzi, una cosa la potrebbe fare: mettere in campo un'alternativa di governo, un progetto, un qualcosa che la faccia preferire all'attuale governo e che piaccia talmente agli italiani da esprimerle una maggioranza di consensi al momento del voto.

giovedì 28 ottobre 2010

Un trattamento particolare

Non mi spiego come mai, per la prima volta negli ultimi anni, la notizia dell'iscrizione sul registro degli indagati di un politico importante come Gianfranco Fini non è trapelata.
E' stata comunicata solo adesso, quando il caso Montecarlo è stato archiviato.
Ormai era prassi che gli avvisi di garanzia e l'iscrizione nel registro degli indagati riguardante tantissimi altri politici, essenzialmente di centrodestra, finivano immediatamente sulla stampa (vedi l'inchiesta sulla cosiddetta P3, quella su Finmeccanica, oppure la «cricca di Bertolaso&Co» solo per citare i primi che vengono a mente).
Durante le indagini il procuratore in più occasioni ha fatto presente che il ruolo di Fini era assolutamente estraneo all'inchiesta di Montecarlo. E invece era indagato. Proprio come Silvio Berlusconi e il figlio Piersilvio nello stralcio dell'inchiesta sui diritti Mediaset, il cui invito a comparire (che porta la firma dello stesso procuratorfe e quella del suo aggiunto Laviani) è stata sbandierata ai quattro venti.
Come si spiega la fuga di notizie nel secondo caso, e il giusto riserbo nel primo da parte della stessa procura?

Forse perchè Fini non più alleato di Berlusconi? O forse perchè Di Pietro ne avrebbe urlato le dimissioni? O forse perchè in Italia questa è Giustizia.

mercoledì 27 ottobre 2010

Cui Prodest?

Parliamo di Immigrazione.
A chi conviene che l’Italia diventi l’unico Paese con la Cittadinanza Facile? Certo non agli italiani visto che in TUTTI gli altri Paesi europei si sta andando esattamente verso una visione dell’immigrazione e della integrazione contraria a quella pontificata da Fini, Bersani e Casini.
A chi conviene che l’Italia ridiventi l’unico Paese che non fa espulsioni e respingimenti, che non adotta politiche severe per la permanenza dei ROM?
Certo non agli italiani.
Parliamo di Energia.
A chi conviene che l’Italia rimanga l’unico grande Paese privo di Energia Nucleare? A chi dà fastidio che l’Italia abbia relazioni privilegiate in questo campo con Russia,Libia e Turchia?
A chi conviene che l’Italia resti la pattumiera d’Europa ed il miglior acquirente di Energia (nucleare!) prodotta da altri?
Certo non agli italiani.
Parliamo di Infrastrutture.
A chi conviene che l’Italia rinunci alla TAV ed al Ponte sullo Stretto?
A chi conveniva regalare Alitalia ad Airfrance?
A chi conviene contestare Termovalorizzatori, Inceneritori, Autostrade, Metropolitane in progetto?
Certo non agli italiani.
Parliamo di Riforme.
A chi conviene che le Università italiane siano considerate le Peggiori d’Europa?
A chi conviene che il Sistema Giudiziario,Fiscale, e Burocratico siano considerati i peggiori d’Europa?
Alle aziende italiane o a quelle straniere?
Parliamo di Monnezza, di Immagine e di Turismo.
A chi conviene che l’Italia sia descritta all’estero come il Paese della Mafia, della monnezza e dei truffatori?
Agli italiani o agli operatori turistici europei?
Parliamo di Lavoro.
A chi conviene che l’Italia rimanga l’unico Paese che difende il lavoro pubblico a scapito di quello privato, che esalta il costo del lavoro come conquista sociale a scapito dell’Occupazione?
All’economia italiana o a quella dei Paesi con un costo del lavoro più basso?

Quindi quando sentirete qualche neo sedicente statista dire che dobbiamo fare qualcosa per gli italiani, e mi riferisco a Fini, Casini, Rutelli, Bersani, Di Pietro, Vendola (e poi ci sarà anche Diliberto, Rizzo, i Verdi, il popolo viola), ma non dicono mai cosa faranno, il motivo per cui non lo dicono è perchè dovrebbero dire qualcosa che va contro queste semplici regole di buon senso e di logica; In questo caso avrete capito per chi non votare se volete bene al grande Paese nel quale avete avuto, nonostante tutto, la fortuna di nascere…

p.s. se dopo aver letto quanto sopra direte che tutte le cose elencate più la Strage di Bologna, di Capaci e pure il Terremoto sono tutta colpa di Berlusconi, beh! siamo in un paese democratico ed ognuno può pensarla come vuole.