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venerdì 7 novembre 2008

Università: Un'altra storia

Nicoletta Ciardullo e Giulia Martelli (Il Tempo), si sono infiltrate per sette giorni alla Sapienza di Roma con un taccuino su cui prendere appunti e si sono spacciate per studentesse in cerca di informazioni.
A parlare è Cristiana, 27 anni laureanda in Scienze della Comunicazione alla Sapienza: «Ho lavorato sulla mia tesi comunicando solo via e-mail con il professore. Dopo un anno ho chiesto un appuntamento per le correzioni finali. Scopro che il professore non è più alla Sapienza, si è trasferito. Con grande sgomento e una tesi quasi ultimata mi sono ritrovata a cercare un altro professore disponibile a portarmi alla laurea, buttando nel cestino il mio lavoro».
Primo impatto, la Facoltà di Giurisprudenza. Al primo piano dovrebbero essere affissi gli orari di ricevimento, ne troviamo solo alcuni. Davanti la bacheca c’è Giusy, frequenta il quarto anno: «Ai ricevimenti ne trovi uno su tre e di solito mandano gli assistenti perché i professori fanno tutti altri lavori, chi il magistrato, chi il politico. Chi è membro di questa corte, chi di quest’altra. Per esempio lo scorso anno il prof. Oliviero Diliberto, titolare di cattedra non ha fatto il corso e si è preso un anno sabbatico ed è stato sostituito da un assistente».
Vicino a lei c’è Francesca del primo anno: «Gli insegnanti non ti guardano proprio, a lezione siamo 200-300 persone. Gli assistenti sono più gentili». «Snobbano i ricevimenti, hanno a disposizione una sola ora e arrivano anche con 15 minuti di ritardo» aggiunge Pasquale al quarto anno. Piove, di corsa arriviamo alla vicina Lettere e Filosofia, terzo piano bacheca ricevimenti. Ad insegnare all’interno del corso di laurea in Teorie e Pratiche dell’Antropologia c’è la prof. Laura Faranda. Sulla bacheca troviamo solo l’orario di ricevimento riferito al mese di settembre. La professoressa ha messo a disposizione solo tre date: l’8, il 18 e il 29.
Usciamo sulle scale esterne. Qui i ragazzi fumano una sigaretta tra un colloquio e una lezione. Incontriamo Claudio, chiediamo consigli sui professori da evitare, risponde secco: «Il prof. Ferroni di Letteratura Italiana, considerato uno dei grandi vecchi (così i ragazzi chiamano i professori che non vanno in pensione) non riesci a seguire le sue lezioni, ed ha scarsissimi rapporti con gli studenti. Fa parte dell’antica guardia, è talmente pieno della sua cultura che non si accorge nemmeno che le sue lezioni sono noiose e che noi studenti non lo capiamo; la professoressa Quarta, invece, non riesce a instaurare un buon rapporto, spesso ci apostrofa con termini non proprio "cattedratici"; Di Donato e De Benedictis hanno altro per la testa. L’unica veramente brava è la professoressa Fazio, lei sì che ama la materia». Mariangela, fuori corso con l’indirizzo Musica e Spettacolo. Ti riscriveresti ancora? «No assolutamente, è una facoltà inutile e mal gestita, basti pensare che quando i proff. non si presentano a lezione lasciano un post-it alla porta senza avvisi neanche sul sito internet».
È un problema sentito da molti. «Non solo non si presentano ai ricevimenti, ma neanche rispondono alle e-mail. Poi non riesco a spiegarmi - dice Eugenia - perchè ci sono due dipartimenti come Lettere e Filosofia e Scienze Umanistiche che sono state scorporate. I corsi sono praticamente identici, la mia idea è che l’abbiano fatto per dare più cattedre ai professori che si fanno la guerra fra loro». L’abitudine di lasciare i post-it sulla porta con gli spostamenti d’orario del ricevimento li manda proprio in bestia: «Non si rendono conto che ci sono persone che vengono da fuori, e visto che non curano le bacheche potrebbero almeno aggiornare il sito - dicono Giuseppe e Gabriele, in attesa di dare un esame - e invece nulla. Siamo alla loro mercè».
Michele studia a Economia e Commercio, e ha il dente avvelenato con due insegnanti, Massaroni di Scienze della Gestione d’Impresa e Cagiano de Azevedo di Economia della Cooperazione internazionale dello Sviluppo: «Il primo a lezione non c’è quasi mai, sempre preso da qualche convegno o per l’ennesimo Consiglio di facoltà. Cagiano invece ha ritmi lentissimi, è ritardatario e per dare l’esame con lui ho aspettato nove ore. Tra la tensione e lo sfinimento ancora oggi credo che sia un miracolo se sono riuscito a passare l’esame».
Un salto a Farmacia con la speranza di trovare una situazione migliore. Al primo piano incontriamo Sara: è una fuorisede iscritta al C.T.F (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche). Bussa insistentemente ad una porta, ma dietro non c’è nessuno: «Oggi ho l’esame di Analisi 2 - ci dice - e la Costi (si riferisce a Roberta Costi professoressa associata della Sapienza) non si è presentata, sono disperata è da due ore che la cerco sono una fuorisede non vedo la mia famiglia da agosto per stare qui per prepararmi e non ci sono avvisi, nessuno sa dirmi nulla». Dopo 10 minuti (esattamente due ore dopo l’orario previsto per l’esame) arriva l’assistente della prof. Costi spiegando a Sara che la professoressa non c’è e non verrà all’esame perché ha aderito allo sciopero.
Lasciamo Sara al suo triste destino e incontriamo un gruppo di tesisti, anche loro disperati per l’impossibilità di riuscire a laurearsi in tempi umani: «Preparare una tesi richiede tempo da parte nostra - spiega A. - ma anche impegno da parte dei professori che settimanalmente, durante gli orari di ricevimento, dovrebbero visionare il materiale che gli portiamo. Ma non li troviamo quasi mai, ed ecco che i mesi passano inesorabilmente».
L’esperienza di T., laureanda a Scienze Politiche è l’esempio perfetto di come funzionano qui le cose: «La tesi mi era stata assegnata lo scorso anno da un professore che poi è stato eletto nell’attuale legislatura e quindi ha cominciato a non venire più. Dopo averlo chiamato invano mi ha dirottato da un altro professore, che ho scoperto lavorare in un’altra città. Non riesco mai ad aver un incontro con lui e ora mi ritrovo con la tesi finita e nessuno che me l’abbia corretta».
Torniamo (e concludiamo) con la nostra prima interlocutrice Cristiana prossima alla laurea in Scienze della Comunicazione che ha rifatto ex novo la tesi per «fuga» del docente: «Ho buttato via un anno di studio e ho dovuto ricominciare tutto da capo. Si può studiare così?» Una domanda che non troverà una risposta e neanche un interlocutore. Scendiamo verso Piazzale Aldo Moro, usciamo dal grande malato della cultura italiana con una sola riflessione: la vera protesta non è quella venuta fuori dai cortei di piazza e dalle facoltà occupate dei giorni scorsi, piuttosto questa, silenziosa, ordinaria e per niente eclatante di molti ragazzi che non si sentono rispettati dai propri professori. Ma questa è un’altra storia. Una storia così consolidata per cui non vale la pena di protestare.

PD: Elettroencefalogramma piatto

Tutti credevamo che dopo la sagra autunnale del Circo Massimo il PD avrebbe sproloquiato per mesi su una specie di programma d'opposizone. E invece Nulla.
Il buon walter in questi giorni non ha esternato neppure un presagio di sventura, nè un'augurio di catastrofe e nemmeno un'ipotesi di regime all'orizzonte. Proprio Nulla.
Oddio, il buon walter è stato molto preso in Spagna a promuovere la sua fatica letteraria ed in USA a vincere le elezioni.
Ma in Italia?
La manifestazione del 25 doveva essere il collante per il futuro, ma non ha prodotto conseguenze. Forse una e la peggiore, che il Pd si è abbracciata definitivamente con il giustiziere Di Pietro che in Abruzzo sta dimostrando quanto sia inaffidabile, pericoloso e soprattutto inadeguato a ricoprire compiti istituzionali.
Il barbaro ha tentato di togliere l'avversario grazie alla giustizia. Fortuna che non tutti i magistrati sono come lui e il tentativo è fallito. Con il Pd che stava a guardare, non ha detto nulla, vuoto come una bottiglia. Nulla.
E voi siete gli eredi di Berlinguer e di Togliatti? Gente che solo con la presenza fisica, senza parlare, riempiva veramente il Circo Massimo senza balletto dei numeri. E se parlava come minino scriveva qualche pagina della storia.
Il buon Ualter ci ha ammorbato con il partito Nuovo a vocazione maggioritaria e poi, in Abruzzo, ricostituisce l'Unione, gli stessi che hanno finora governato MALE l'Abruzzo.
Male è scritto maiuscolo perchè lo dice lo stesso Costantini, che è il candidato dell'Unione 2.
Che fine ha fatto il PD?

Il miracolo di Obama

Ieri sera, assemblea del condominio.
Punto uno all'ordine del giorno: rifacimento facciata stabile.
Qualcuno ha accennato che la facciata stava bene così, che non era troppo rovinata. Un paio erano contrari perchè loro dicevano che non avevano una lira ed i lavori costavano troppo. Altri nicchiavano, erano incerti: in momenti di crisi economica, rifare la facciata è indispensabile? Altri ancora erano invece più maliziosi, preoccupati che l’amministratore poteva farci la cresta.
Ad un certo punto, proprio l’amministratore, si è alzato di scatto e ha urlato: "Io sto con Obama. We can." Fu una ovazione. Uno sbracciarsi di consensi. Una gioia collettiva sublime.
Lavori per quasi cinquecentomilaeuro approvati in due secondi. Raggiante e sogghignante, l’amministratore ha fatto firmare il verbale con una stilografica dal pennino d’oro, comprata – a suo dire – dal titolare della ditta delle pulizie.
L'unico voto contrario è stato del cinese, che ha la delega di un proprietario dei box. Non mi fido di Obama, sembra che abbia detto, ma la traduzione potrebbe essere imprecisa.
Michele Pizzuti, Roma

giovedì 6 novembre 2008

Dopo la sbornia

Buongiorno! Passata la sbornia? Coraggio, ancora qualche ora e il fumo si diraderà, lasciando gli occhi di nuovo liberi di osservare la realtà ed il cervello di distinguere un programma politico da un concerto rock.
La speranza è che si possa vedere Obama districarsi tra le enormi difficoltà che lo attendono con la stessa agilità ostentata nel salire e scendere le scalette degli aerei che in questi 21 mesi lo hanno portato da uno Stato all'altro. Ma una cosa è certa: se il linguaggio del corpo può aiutare a vincere una campagna elettorale lunga e noiosa, per governare occorrerà ben altro.
Serviranno idee forti innanzitutto. Alzi la mano chi conosce quelle di Obama, a meno di non considerare tali concetti come «il cambiamento » "CHANGE", «la speranza», "HOPE" o «il sogno», "DREAM".
Può darsi che Obama - come si entusiasma qualcuno - sia il presidente del nuovo «universalismo globalizzato» (e che roba è?). L'unica cosa certa è che al momento nessuno è in grado di dire cosa ha veramente in mente Obama sulle questioni fondamentali: crisi economica, rapporti internazionali, questione energetica.
Una cosa che ci riguarda: Cosa pensa Obama della base militare a Vicenza? Boh!
Attenzione, Con questo non voglio dire che Obama non possa essere un ottimo presidente, anzi ha tutte le caratteristiche per esserlo, ma registro delle aspettative nel mondo extraoccidentale che potrebbero andare deluse. Non per demerito di Obama, ma perchè le aspettative erano immotivate.

martedì 4 novembre 2008

La politica imbarbarita

Il Pdl è stato riammesso alle elezioni regionali abruzzesi dove il 30 novembre e il 1 maggio il centrodestra punta a strappare al centrosinistra la guida della Regione, affidando all'ex sindaco di Teramo Gianni Chiodi il compito di riportare l'amministrazione regionale alla normalità, dopo l'arresto e le dimissioni di Ottaviano Del Turco travolto dalla sanitopoli abruzzese.
Contro di lui, i candidati Carlo Cotantini, dipietrista sostenuto da Pd e Idv, e Rodolfo De Laurentiis, dell'Udc di Casini.
Lo stop alla corsa di Chiodi e del Pdl in Abruzzo, alla fine, è durato poco più di 24 ore. Intorno alle 15 dell'altro ieri la Corte di Appello dell'Aquila avevano decretato la sospensione delle liste collegate a Chiodi, con riserva. Intorno alle 17 di ieri lo stesso collegio le ha riammesse, convinto dalle argomentazioni causidiche proposte dal Pdl che ieri mattina ha illustrato all'ufficio elettorale della Corte di Appello perchè tutte le irregolarità contestate potevano essere sanate, trattandosi solo di vizi formali e comuqnue disponendo in materia di copiosi precedenti giurisdizionali favorevoli alla riammissione. Tesi accolte in pieno dai giudici dell'Aquila, dunque.
Cosa c'entra Di Pietro? NULLA, tranne il fatto che il cafone questa mattina e' tornato a vestire i panni del Pm, recandosi di persona all'Aquila per fornire ai giudici argomentazioni e "materiale probatorio anche filmato" di quelle che a suo dire erano "gravi irregolarità anche sotto il profilo penale" nella composizione di liste e sottoscrizioni dei candidati Pdl.
"Il Pdl non ha rispettato le regole del gioco - commenta amaro Di Pietro - ma noi vogliamo vincere le elezioni sul campo, non a tavolino. Per questo non ricorreremo adesso al tar, fermo restando il nostro diritto-dovere di promuovere eventualmente successivanmente un giudizio di merito".
Invece, in casa Pd, dove fin dall'inizio i big hanno preferito non esporsi su una vicenda affidata "alla sola valutazione della magistratura abruzzese". E, anzi, oggi, a parlare è solo il padre nobile del Pd, l'abruzzese doc Franco Marini, per dire che è un bene che la magistratura abbia rimesso in campo il Pdl. "Sono soddisfatto - commenta l'ex Presidente del Senato- per la decisione presa dalla Corte di Appello de l'Aquila di riammettere la lista Pdl alle elezioni regionali d'Abruzzo. La regione infatti ha bisogno che dalla competizione elettorale emerga un governo pienamente rappresentativo ed autorevole. Questo è richiesto dalla necessità di ridare fiducia agli abruzzesi e da una situazione economica nazionale piena di incognite. Un governo autorevole esce da un confronto elettorale franco e deciso e da una scelta che vede in campo i due schieramenti. Noi vogliamo vincere con il voto dei cittadini"
"Quel che resta di questa vicenda - aggiunge Quagliariello del PdL - è il clima di caccia alle streghe che sta trasformando la lotta politica in Abruzzo in una corrida fatta a colpi di sospetti, di denunce, di intimidazioni. Non è bello vedere la politica trasferirsi presso i tribunali, e non è neppure dignitoso. I nostri esponenti, con buona pace di Di Pietro, alla Corte d'Appello si sono recati solo quando sono stati chiamati, e per difendersi. Anche contro questa inciviltà ora dobbiamo vincere. Da domani saremo in Abruzzo per ricostruire questa brutta vicenda di sciacallaggio e soprattutto per guardare avanti". Con una nota di merito tutta personale a favore di Franco Marini. "Apprezziamo molto le sue parole - dice Quagliariello - che non soltanto confermano il suo senso delle istituzioni ma, soprattutto, rappresentano un argine nei confronti dell'imbarbarimento della lotta politica".
La campagna elettorale dell’IdV invece sembra più una guerra che non un civile confronto e dibattito sui programmi e le cose da fare. La politica sembra essere per Di Pietro un’arena per gladiatori, più che un luogo di discussione e di incontro. Il Tonino nazionale non è affatto soddisfatto del salvataggio della lista di Chiodi e promette battaglia sul tema delle irregolarità elettorali. Ma come, non aveva dichiarato che l’IdV si sarebbe "serenamente rimesso alle decisioni dei Magistrati"? Evidentemente questo vale solo quando i Magistrati fanno quello che pensa lui ed ora non esclude una raffica di ricorsi, a seguito della decisione dell’Ufficio centrale regionale, che ha riammesso la lista del Pdl alle elezioni regionali abruzzesi di fine mese.
E riparte la guerra: “Depositeremo immediatamente una richiesta di accesso agli atti per leggere il provvedimento dell’Ufficio centrale - ha dichiarato con fermezza Alfonso Mascitelli, parlamentare della formazione dipietrista - e, siccome la legge è uguale per tutti, non escludiamo di impugnare la decisione davanti al Tar”. Di Pietro, che nei meccanismi legislativi è esperto, sa che esistono mille cavilli per appellarsi e mettere in pidedi una campagna giudiziaria infinita sulle elezioni abruzzesi. La qual cosa non fa bene all’Abruzzo, ma farà bene all’IdV, ed è solo questo che conta per Di Pietro.

giovedì 30 ottobre 2008

Grillo, VACCI TU!


Il Corriere della Sera riporta che nella manifestazione di Bologna è arrivato anche Beppe Grillo per esprimere la propria solidarietà ai manifestanti. E non ha perso occasione per lanciare una nuova provocazione ed ha detto ai cronisti: «Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti. C'è un filmato messo online (guarda) dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8»
Grillo ha chiesto al ministro dell'Interno Roberto Maroni di spiegare cosa è successo in piazza Navona e di chiarire la presenza di infiltrati. Quindi - ha aggiunto - dovrebbe dimettersi.
Ecco, queste sono le cose che Grillo grida come verità, e questo è il video che lo sbugiarda.
http://www.youtube.com/watch?v=zCgwcUseZoU
Grillo, vergognati.
Con le bufale che ti inventi fai la pariglia con Travaglio, entrambi zerbibi del Dio Pietro.
Non ci sarà un magistrato a Bologna?
Non esiste il reato di vilipendio alle forze dell'ordine?
E neppure quello di istigazione alla violenza?
Ci vuole una faccia da c..lo esagerata ad inventarsi tutto ed andare ad aizzare animi già agitati e chiedere anche le dimissioni del Ministro.
Grillo: Vaffa ........

Quando la mamma chiama

Oggi c'era lo sciopero generale della scuola e, chi ha voluto, ha potuto verificare che è in atto un'azione contro Berlusconi per cercare di capovolgere il risultato delle elezioni del 13 aprile (solo sei mesi fa).
Io non avevo bisogno di aspettare oggi per accorgermene, ma per i più dubbiosi è bastato vedere in piazza tutti insieme pacatamente Ferrero, Bertinotti, Ferrando, Veltroni, Mussi, Diliberto e Di Pietro. Mancavano solo Boselli e Mastella (giustificato) per ricomporre l'Unione, ma in compenso c'erano Epifani, Bonanni e Grillo.
Qualche giorno fa scrivevo : Cui prodest? E già allora scrivevo che giova a chi è stato sbattuto fuori dalle aule parlamentari, a chi gli è stata tolta la marmellata dalle mani ( ex governo) e a chi teme di perdere la poltrona. Magari anche ai baroni, ma certo non agli studenti.
E' la vecchia storia comunista che quando mamma chiama i figli rispondono. Quella sacca dormiente sempre pronta a dare una mano ai compagneros.

Onorato di essere dalla parte peggiore del Paese

SU FACEBOOK E' COMPARSO UN GRUPPO INTITOLATO: "UCCIDIAMO BERLUSCONI".
QUESTO BEL GRUPPETTO DI "AMICONI" DEVE ESISTERE GIA' DA UN BEL PO', VISTO CHE HA 2368 MEMBRI E COSTITUISCE UN VERO E PROPRIO CAMPO DI ISTIGAZIONE ALL'ODIO.

QUESTO LO "STATUTO" DEI MEMBRI DEL GRUPPO:
"NEL FRATTEMPO CHE CI VIENE IN MENTE UNA BELLA IDEA PER FARLO FUORI, COMINCIAMO CON L'INSULTARLO......
QUA POTETE/DOVETE URLARE LA VOSTRA RABBIA E I VOSTRI INSULTI VERSO STO GRANDISSIMO FIGLIO DI TROIA......
QUESTO GRUPPO E' UN RACCOGLITORE DI IDEE CONCRETE, E SOTTOLINEO CONCRETE, PER COMBATTERE E DANNEGGIARE IL CAVALIERE DI ARCORE...
FINE ULTIMO DEL GRUPPO (NELLA SPERANZA CHE POSSA SOLO ESSERE UN INIZIO) E' LA CREAZIONE DI UN EVENTO (O MANIFESTAZIONE CHE DIR SI VOGLIA) IN CUI IL NOSTRO SOGNO (BEN RAPPRESENTATO DALLA FACCIA MACIULLATA DELLO STRONZO) POSSA MANIFESTARSI IN UN TRIPUDIO DI GENTE FESTOSA CHE URLA IL PROPRIO DISPREZZO E IL PROPRIO RACCAPRICCIO NEI CONFRONTI DEL GRANDE TUMORE CHE STA ROSICCHIANDO IL SENSO DEMOCRATICO ITALIANO...

QUESTO IL RISULTATO DEL CLIMA DI ODIO CHE LA SINISTRA GUZZANTIANA, TRAVAGLIESCA, DIPIETRISTA E FORCAROLA STA ALIMENTANDO IN TUTTO IL PAESE. SE QUESTO E', COME DICE VELTRONI, IL PAESE MIGLIORE RISPETTO AL CENTRODESTRA CHE LO GOVERNA, NO GRAZIE, MI FA PIACERE DI ESSERE LA PARTE PEGGIORE E DI ESSERE UN "COGLIONE". CONTRO I VERI COGLIONI.
http://clem.blogattivo.com/Primo-blog-b1/SENSO-DEMOCRATICO-b1-p57338.htm

POI CI VENGONO A RACCONTARE CHE LE MANIFESTAZIONI STUDENTESCHE SONO APOLITICHE E SPONTANEE; COSA CI FACEVA UN CONSIGLIERE DI RIFONDAZIONE CON IL MEGAFONO A INCITARE GLI ANIMI DEGLI STUDENTI, COSA CI FACEVA UN ATTEMPATO SINISTO AL GRIDO "SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI", COSA CI FACEVANO I CENTRI SOCIALI A PIAZZA NAVONA?
IO SONO ONORATO DI FAR PARTE DELLA PARTE PEGGIORE DEL PAESE; DA QUESTA PARTE NON SONO PRESO PER IL C..O.

martedì 28 ottobre 2008

E adesso?


E' difficile commentare la manifestazione del Pd al Circo Massimo senza scadere nella banalità, e allora mi limito a dire che si è trattato di una chiamata alle armi da parte del leader del Partito Democratico.
Egli sa di avere le ore contate: le elezioni europee, infatti, si avvicinano e all'interno del Pd la vecchia guardia Pci altro non aspetta che «farlo fuori». Così Veltroni ha scelto di tornare al passato e di sposare la vecchia linea antiberlusconiana.
Ora si sta accorgendo che questo ruolo lo interpreta Di Pietro, e lo sa fare in una maniera più teatrale che piace tanto agli antiberlusconiani.
E allora?

Mi ricordo di una canzone.......Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, tu sempre pietre in faccia prenderai. Sarà così finchè ......... verranno le elezioni europee.

Veltroni: lo zerbino di Di Pietro

Il 30 novembre si vota in Abruzzo per il presidente della regione. Le elezioni anticipate si svolgeranno in seguito alle dimissioni della giunta di Ottaviano Del Turco (PD).
PD e IdV hanno trovato l'unico accordo possibile per Di Pietro: «Il Pd mette a disposizione la propria forza per sostenere Costantini» candidato dell'IdV.
Nulla di strano, PD e IdV sono alleati (nonostante le chiacchiere), ma quest'alleanza mi puzza.
Come mai quando c'è da scegliere un candidato, la scelta è a senso unico?
C'è da nominare una persona alla Vigilanza Rai? Bene, è Orlando (IdV). C'è da sostituire Del Turco? Bene, è Costantini (IdV).
C'è da nominare i capigruppo a Camera e Senato e Veltroni li vuole del PD? Bene, l'IdV nomina i suoi capigruppo.
Quale filo lega Di Pietro e Veltroni che rende quest'ultimo così Zerbino?
Fosse che Di Pietro odiava Mastella solo perchè loro sono fatti dello stesso stampo? Allora infatti era Mastella a dire alla coalizione:"senza di me non vincete" e gli si aprivano tutte le porte.

Che tempo che fa?

Date un'occhiata al sondaggio di Sky Tg 24 e rendetevi conto di che aria tira.
L'84% dei votanti (sondaggio on line, basato su voti volontari: quindi un indicatore significativo ma parziale) si dice d'accordo con il ministro Brunetta e la sua proposta di introduzione dei tornelli per controllare la presenza in ufficio dei magistrati.
Cosa vuol dire questo dato?
Il tornello in sè non dice niente, ed è anzi recepito dai magistrati come un'offesa, ma il trionfo del «si» alla proposta di Brunetta è l'ennesimo grido di dolore e di speranza di quell'Italia onesta e per bene che altro non vuole che un Paese più ordinato, civile, rispettoso. Una nazione nella quali trionfi il rispetto delle regole e non la sua negazione, la vittoria della buona educazione su quella cattiva, l'affermarsi della cultura della responsabilità su quella dell'indifferenza.
È l'Italia che ha massicciamente votato Berlusconi alle ultime elezioni; è l'Italia degli studenti che non vanno in piazza perché convinti che abbiamo più bisogno di riforme che di cortei.
Questa Italia, che non è solo di destra, è la parte migliore del Paese e (con buona pace di Veltroni) sabato stava più a casa che al Circo Massimo. Merita rispetto e soprattutto merita di veder cambiare il volto arruffone, imbroglione, pasticcione e truffatore che spesso ha il nostro Paese.
Da L'editoriale de Il Tempo

Camorra: Omertà mediatica


La protesta degli studenti assorbe le prime pagine dei giornali ed assorbe anche tutti i giornalisti.
Nessuno infatti riporta i successi dello Stato a Casal di Principe.
Certo la camorra non è sparita con l’arrivo dei parà, nonostante le oltre millecinquecento persone, in media, controllate ogni giorno ai check point in tutta la zona compresa tra Castelvolturno, Aversa e Casale, ma i paracadutisti inviati dal ministero della Difesa e dell’Interno a supporto dei reparti speciali di polizia, carabinieri e guardia di finanza, ispirano sicurezza nella popolazione.
Qualcuno mi fa il piacere di dirlo anche a Veltroni, D'Alema, Fassino, Bersani e tutti quelli che, pur di contrastare, ebbero a ridicolizzare l'iniziativa e inventarsi che "così si spaventava la gente"?
Ne parla solo Il Mattino a pag.30 (sic!).
Certo che la camorra non è sparita, ed infatti ancora ieri è stata recapitata una lettera al sindaco di Pignataro contenente un proiettile ed un avviso: "sei un uomo morto". Ma si comincia a vedere la reazione della gente: la mano di qualcuno ha scritto sui muri «W gli uomini onesti».

Studenti: la solita fregatura


C'è una risposta alle domande di JimMomo sul cambiamento di Veltroni?
E pensare che durante la campagna elettorale, per non parlare del discorso del Lingotto, lo stesso Veltroni aveva parlato con un linguaggio del tutto diverso, avvertendo responsabilmente la necessità di tagliare la spesa pubblica e di garantire il rispetto della legalità anche nelle situazioni minori.
Dopo averla tanto demonizzata in campagna elettorale, Veltroni è tornato ad abbracciare l'"Italia dei no". «Giù le mani dalla scuola». Un abbraccio che forse potrà tornargli utile solo per vivacchiare nella lotta che si è scatenata all'interno del partito.
Ormai per gli italiani Veltroni è un Di Pietro dallo spirito meno bollente e più bollito.
Anziché approfittare per imprimere al Pd una reale svolta riformista e moderna, Veltroni sta cercando di occupare lo spazio politico di Bertinotti, alla faccia del riformismo.
E' possibile che lo si faccia solo per recuperare quelli che sono passati dalla parte dell'IdV?
E agli studenti cosa resta? La solita inc..atura.

domenica 26 ottobre 2008

Lauree sprint

Il Corriere della Sera si interroga e cerca di capire come mai l'università italiana, agli ultimi posti tra le università del mondo (la prima italiana è la Sapienza di Roma al 146° posto), sforni un così alto numero di "geni" che si laureano in tempi da record, molto prima della durata statutaria dei corsi.
L'argomento viene sviscerato da Rizzo e Stella (gli autori de La Casta) ed innanzitutto osservano che quasi la metà dei geni (il 46%) esce da due sole Università: quella di Siena (494ª nella classifica planetaria) e la «Gabriele D'Annunzio» di Chieti e Pescara, che non figura neppure tra le prime 500 del pianeta.
Tutto nasce alla fine degli anni Novanta, quando il ministro Luigi Berlinguer, adeguando le norme a quelle europee, aveva introdotto la laurea triennale. Laurea alla portata di chi, avendo accumulato anni d'esperienza nel proprio lavoro, poteva mettere a frutto questa sua professionalità grazie al riconoscimento di un certo numero di quei «crediti formativi» di cui dicevamo. Un'innovazione di per sé sensata.
Cosa è successo?
E' successo che gli atenei (che hanno l'autonomia gestionale), si sono lanciati in una pazza corsa ad accumulare più iscritti possibili per avere più rette possibili e chiedere al governo più finanziamenti possibili.
Ed allora si sono aperte le danze con la stipula di convenzioni con poliziotti, carabinieri, finanza, ordini professionali, associazioni, sindacati, vigili del fuoco, giornalisti.
Grazie a queste convenzioni, si "contrattavano" crediti formativi come quello ad esempio con i poliziotti (76 crediti riconosciuti agli agenti, 106 ai sovrintendenti e addirittura 127 agli ispettori) che volevano diventare dottori in «Mediazione culturale e cooperazione euromediterranea».
E' utile evidenziare che per la laurea triennale occorrono 148 crediti ed è ovvio che un ispettore (che parte da 127 all'iscrizione) ci impieghi solo pochi mesi o un sovraintendente ci impieghi al massimo un anno.
Rizzo e Stella, riferiscono che questo andazzo pazzesco fu interrotto solo nel maggio 2007 da Fabio Mussi («Mai più di 60 crediti: mai più!») quando ormai buona parte dei buoi era già scappata dalle stalle.
Ma perfino dopo quell'argine eretto da Mussi, c'è chi ha tirato diritto. Come la «Kore» di Enna che, nonostante il provvedimento mussiano prevedesse che il taglio dei crediti doveva essere applicato tassativamente dall'anno accademico 2006-2007, ha pubblicato sul suo sito internet il seguente avviso: «Si comunica che, a seguito della disposizione del ministro Mussi, l'Università di Enna ha deciso di procedere alla riformulazione delle convenzioni» ma «facendo salvi i diritti acquisiti da coloro che vi abbiano fatto esplicito riferimento, sia in sede di immatricolazione che in sede di iscrizione a corsi singoli, nell'ambito dell'anno accademico 2006-2007». Tiè.
Per completezza di informazione il diluvio di lauree sprint è avvenuto anche negli anni del governo berlusconiano 2001-2006.
Gli studenti non hanno mai protestato.

Condanne a morte per cani e gatti

Sulla Stampa on line del 26 Ottobre 2008 appare un tremendo articolo che si riferisce al progetto di uccidere 11.000 cani o gatti nella provincia dello Yunnan; non solo quelli randagi ma anche quelli che fanno compagnia ai loro padroni.
Negli ultimi giorni 6 persone sono morte a causa della rabbia, cosi il governo cinese, notoriamente di destra e disponibile alla moderazione, invece di ricorrere alla sterilizzazione, ai vaccini od altro, che fa? manda in giro squadracce che uccidono i cani a bastonate, scariche elettriche o tramite impiccaggione.
Da notare che quest'anno è presente un certo senso di moderazione nelle autorità cinesi , se si paragona il numero attuale ai 50.000 animali condannati a morte nel 2006 . Le sentenze sono state tutte eseguite!
Leggi l'articolo qui:
http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=785&ID_sezione=339&sezione=News

Dove sono tutte quelle associazioni che dicono di tutelare non so cosa?

Razzisti

Questi RAZZISTI agli ordini di Berlusconi hanno fatto un'altra vittima: una cittadina ucraina di 19 anni (Nadia Lacusta) non si ferma all’alt intimato dalla Finanza, prosegue nonostante la paletta alzata del finanziere e si schianta contro un'altra vettura.
La ragazza è stata ricoverata all'ospedale Moscati di Aversa in prognosi riservata con un politrauma.

Un'idea bislacca

«Non pretendo che Casini segua i miei consigli - conclude il ministro Bondi - Spero solo che ci pensi».
Ecco il consiglio: Pier Ferdinando Casini candidato sindaco di Bologna per «tutto il centrodestra».
E' ovvio che la proposta, anche se non va in porto, vuole ottenere il risultato di superare la frattura consumata con il Pdl.
E' un'idea bislacca di Bondi o del PdL?

sabato 25 ottobre 2008

Il Pulcinella d'Europa

Jorge Montes, un francese di origine uruguayana di 48 anni, sospettato di sequestro e stupro di due persone, è uscito ieri dal carcere di Fresnes, in seguito ad un errore di trascrizione della Corte d'appello di Parigi: invece di scrivere "confirmer", il cancelliere ha erroneamente scritto "infirmer" invalidando il decreto redatto dalla Corte nel quale si disponeva della permanenza in carcere dell'uomo.
Fosse successo in Italia Napolitano avrebbe potuto intervenire "direttamante" nella questione senza suscitare polemiche? Assolutamente no.
Invece in Francia si può.
Da Pechino, dove partecipa al vertice Asem, Nicolas Sarkozy ha annunciato di aver chiesto alla procura generale di intervenire presso la Corte d'appello per rettificare "l'errore materiale" e far reincarcerare l'individuo".
Anche in Italia talvolta succede che gli indagati rinviati a giudizio escono dal carcere perchè il magistrato non ha avuto il tempo di scrivere la motivazione dell'arresto. Napolitano non è mai intervenuto, ma non perchè, come dice qualcuno, è un Morfeo, ma perchè i limitatissimi poteri che vengono attribuiti al nostro presidente della Repubblica (solo rappresentanza) lo rendono il Pulcinella dell'Europa.

Un problema serio

Venerdì nero a partire dal caso Renault, la cui quotazione è scesa del 15,64% ed il gruppo Renault-Peugeot-Citroen ha oggi annunciato la decisione di chiudere «la quasi totalità» dei suoi stabilimenti in Francia «per una o due settimane a partire dalla settimana prossima».

Mio padre diceva: quando vedi del fuoco a casa dell'altro, corri con l'acqua a casa tua.
Ed allora in Italia bisogna trovare ed allocare delle risorse per questo problema.
Infatti il gruppo Fiat-Lancia-AlfaRomeo è esattamente nelle stesse situazioni e probabilmente a breve sarà costretto a prendere la stessa decisione. Solo che l'effetto in Italia sarà più drammatico perchè l'industria automobilistica in Italia va a formare buona parte del nostro già modesto PIL.

Veltroni potrà continuare a dire che si devono aumentare gli stipendi; (c'era bisogno che lo dicesse lui) ma ci sono problemi e priorità ben più pressanti che Berlusconi sta dicendo agli italiani da almeno un mese. Disse esattamente: «non c'è da scandalizzarsi, se anche da parte nostra ove sia necessario, che gli Stati possano pensare di dare in qualche modo aiuti di Stato alle industrie automobilistiche», e disse anche «Fino a ieri era peccato oggi è un imperativo categorico».
Se un liberale come lui e Tremonti sono arrivati a dire questo, la situazione deve essere veramente seria. Ma la maggior parte dei media, invece di cogliere la serietà del momento, li denigrarono.
Con questo scenario Veltroni va al Circo Massimo per "parlare" della pochezza degli stipendi, della dittatura strisciante e del programma del PD, in pratica uno spot elettorale anticipato di quattro anni. Ma lui è fatto così, è un diesel: ci mette tempo per carburare. Ma alla fine inviterà a casa sua (che so) Luca di Montezemolo e dirà di aver risolto la crisi. Finchè ci sono quelli della CGIL che ci credono.......

Facinoroso: Eccolo?


Occupazione a Napoli dell'Istituto superiore ''Antonio Serra'' dove gli studenti hanno bloccato con catene e colla il cancello d'ingresso della scuola impedendo agli insegnanti ed al personale amministrativo di entrare nell'edificio.
A parte l'atto di violenza, non mi spiego il motivo di nascondere il volto.
Mi viene un dubbio: sono studenti dell'Istituto? Boh?
Che fossero dei facinorosi?
Dal dizionario della lingua italiana:
Facinoroso - agg., s.m., chi è incline a fomentare disordini, chi organizza una sommossa.