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martedì 16 febbraio 2010

Chiediti perchè

leggi questo articolo:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200805articoli/33072girata.asp

"a Frà, che te serve?"

Una vita "distrutta".
Parlo di Gaetano Caltagirone, che è morto a ottantanni, ma la sua vita si è spenta alla fine degli anni settanta per mano di un pm di cui oggi non si ricorda neppure il nome.
Gaetano era un imprenditore di successo che, a soli 48 anni, nel 1977, fu nominato Cavaliere del lavoro insieme ad Agnelli ed a Pirelli.
Poi però venne coinvolto in un'inchiesta giudiziaria, lo scandalo Italcasse, e l'8 febbraio del 1980 nei suoi confronti venne emesso un mandato di cattura, a cui seguirà la revoca della onorificenza, il fallimento dell'azienda ed il ritiro a vita privata.
Seguirono diversi anni di logoranti procedimenti e nel 1988 fu assolto da ogni accusa. Solo nel luglio scorso, dopo 28 anni, gli è giunta, la restituzione del Cavalierato del lavoro.
Una vita distrutta.
Tutta l'accusa poggiava su una leggenda delle cronache della Prima Repubblica che riportavano la seguente battuta, ''a Fra', che te serve?'', con cui si narra che l'imprenditore rispondesse alle telefonate di Franco Evangelisti, capofila della corrente Dc che faceva capo a Giulio Andreotti.
La vita di Caltagirone, innocente, fu irrimediabilmente distrutta.
Lo stesso si sta facendo oggi con Bertolaso e, a questo pm che oggi dice di stare solo svolgendo il suo lavoro, vorrei ricordare che il suo lavoro consiste nell'indagare e nel tenere segretate le risultanze delle sue inchieste. Se invece tutto si legge sui giornali, significa che lui sta facendo male il suo lavoro di pm, e benissimo il suo lavoro di cecchino.

domenica 14 febbraio 2010

Il Pd torna ad essere DS

Una scelta, più volte annunciata e più volte smentita, si materializza: La Binetti ha lasciato il PD ed ha detto: "Mi sono sentita un bersaglio, mi è stato negato il diritto alla parola e alla rappresentanza dei valori cattolici".
Come darle torto.
Come avrebbe potuto difendere il suo elettorato quando la Bonino (se vincesse in Lazio) introdurrà la legalizzazione delle unioni gay, o la pillola del giorno dopo, o la pillola abortiva, o tutto quello che la fervida mente della Binono vorrà partorire?
Quindi, dopo Rutelli, dopo Mantini, dopo Biazzo, dopo Calearo, dopo Salvemini, dopo Cacciari, dopo Dorina Bianchi, dopo... tanti altri, anche la Binetti lascia il PD.
In pratica i "cattolici" lasciano il Pd che ritorna ad essere DS.

Protezione virile?

Ecco, quando leggi questa intercettazione: "Sono Guido, buongiorno…Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse…Io verrei volentieri, una ripassatina", o credi che Francesca è una grande professionista che aiutava Bertolaso a risolvere quell’enorme stress da lavoro, oppure, come Luca Telese, parti in quarta e ricami che è la miseria dell’uomo di potere che vuole sentirsi desiderato, con la venerazione dell’uccello.
In entrambi i casi, mi chiedo: quale rilevanza giuridica ha questa intercettazione da essere pubblicata dai media?
Qui c'è solo la logica: sputtanate.......qualcosa resta.

Meditate

I dati del Rapporto Oasi 2009, studio sullo stato di salute della Sanità italiana , evidenziano ancora una volta l’enorme eterogeneità dei Sistemi Regionali Italiani.
Il dato che più balza all’attenzione degli addetti ai lavori è che oltre il 68% dell’intero debito sanitario nazionale del 2008 è incredibilmente costituito dal disavanzo accumulato da sole due regioni: Lazio e Campania.
Il debito sanitario laziale 2001-2008 ha raggiunto la cifra-record di 11 miliardi di euro, mentre il disavanzo 2001-2008 nella regione Camania ammonta “soltanto” alla paurosa cifra di 7 miliardi di euro.
Accanto a questi due esempi di cronica inefficienza vanno registrate altre realtà fortemente negative, come quelle della Puglia, dell’Abruzzo, della Calabria, della Sicilia , della Sardegna e della Liguria ( Regione che però ha fortemente limitato le perdite nell’ultimo quadriennio).

A fare da contraltare a tali incresciosi dati vanno registrate anche situazioni di pareggio di bilancio ( o addirittura di avanzo ) in altre Regioni.
Nel 2008, infatti, ben dieci sistemi sanitari regionali sono riusciti a chiudere il bilancio annuale in pareggio o in attivo: si tratta di Toscana, Emilia Romagna, Lombardia , Veneto , Province Autonome di Trento e Bolzano , Umbria, Marche, Piemonte , Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Come possono essere spiegati questi dati così eterogenei e contrastanti? Va preliminarmente detto che gran parte della spesa sanitaria delle regioni “in rosso” è costituita da “Costi per prestazioni affidate all’esterno”, vale a dire spesa per la “Farmaceutica convenzionata”.

Meditate, gente.

L'ultimo della classe

E alla fine anche Prodi e il suo entourage piddino escono fuori dall’inchiesta Why Not. Il giudice per le indagini preliminari, ha ritenuto insussistenti le argomentazioni dell’accusa secondo la quale Prodi e i suoi compagni avrebbero partecipato a un comitato d’affari per il controllo di appalti e finanziamenti (la cosidetta Loggia di San Marino).
Cade così anche il teorema dell’eroe nuovo dell’IDV, quel De Magistris che sull’inchiesta suindicata ha fatto carriera e si è ritagliato una fetta di notorietà come eroico magistrato a cui veniva impedito di scoprire le scottanti verità.
Questo mi porta per l’ennesima volta a evidenziare quale sia oggi lo spessore di molte inchieste che vengono svolte nelle nostre procure. Nel caso specifico, l’inchiesta ha rovinato un esponente per me discutibile (Mastella), ma in questo specifico caso assolutamente innocente dinanzi ai fatti che gli sono stati contestati e che hanno distrutto un partito e la sua credibilità.
Che dirà ora Luigi De Magistris? Chiederà scusa? Dirà “mi sono sbagliato”, visto che un suo ormai ex collega ha ritenuto che l’inchiesta non ha prodotto altro che montagne di carte poi ridotte a un’archiviazione perché non è stata accertata l’”esistenza e l’operatività della Loggia di San Marino nei termini di cui in contestazione”?
Quanti denari ha speso lo Stato per un’inchiesta simile e per il cancan mediatico che ne è conseguito? (Annozero viene pagato dai contribuenti.)
Tutte domande legittime a cui l’ex giudice dovrebbe rispondere con una sollecita chiarezza, ma che sicuramente rimarranno senza alcuna risposta, perché – è noto – i magistrati non devono rendere conto a nessuno (figuriamoci all’opinione pubblica) del loro operato.
Questa storia insegna due cose:
E' inutile essere il primo della classe perchè la carriera la fa sempre l'ultimo della classe.
Il potere di certi magistrati ruota intorno a un avviso di garanzia, a una sentenza di condanna non definitiva e a una misura cautelare.

Una dittatura giudiziaria

Bersani cambia idea.
Sul caso Bertolaso, il Pd poteva scegliere tra due posizioni, entrambe legittime: chiedere o non chiedere le dimissioni di Bertolaso.
Ebbene, la linea del Pd è stata chiara: niente dimissioni.
Bersani è stato chiarissimo: “Io non chiedo le dimissioni di Bertolaso”.
E non solo, nel PD si sprecavano gli attestati di stima al sottosegretario. Sentite Parisi: “Ho stima per le qualità dell’uomo che ho personalmente sperimentato”. Il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando: “Non chiediamo le dimissioni per un motivo di correttezza istituzionale. Bertolaso ha avuto solo un avviso di garanzia e l’indagine è agli inizi”. Sentite Gentiloni: “Non voglio credere che Guido sia coinvolto” (proprio così: “Guido”). Mica è finita. Ecco Realacci: “il nostro sistema di protezione civile è uno dei migliori al mondo, e questo grazie a chi ci lavora da tempo, come Bertolaso”.
Chiaro? Beh, sì. Ma oggi è cambiato tutto.
Dice Bersani: "Bertolaso dimettiti o ti dimettiamo".
Mi chiedo chi detti l’agenda politica dell’opposizione: la politica o la magistratura. Me lo chiedo seriamente, perché altrimenti non si spiega la recente insistenza di Bersani nel chiedere le dimissioni di Bertolaso dinanzi a un fatto giudiziario che finora ha dimostrato davvero ben poco in ordine alle presunte responsabilità del capo della protezione civile alla luce delle accuse che gli vengono mosse. E me lo chiedo perché Bersani da quando è stato eletto, è parso un leader davvero piccolo piccolo, stritolato com’è dal dipietrismo e da un’opposizione interna che non gli da tregua. Se (de)merito ha quest’uomo, è certo quello di aver fatto diventare il PD un cespuglio del partito giustizialista.
Ma i consensi – caro Bersani – si ottengono con i fatti e con prese di posizione decise che cercano di interpretare la volontà della gente, e non la volontà della casta.
E invece questa insistenza per le dimissioni di un uomo che ha gestito la Protezione Civile in modo così egregio ed efficiente, è un plateale (l’ennesimo) pugno sugli occhi e sui sentimenti degli italiani, soprattutto di coloro che con l’istituzione governativa hanno avuto diretto contatto per piacere o per forza e che in essa hanno trovato conforto e aiuto.
On. Bersani, non si può far decidere a un pm chi deve guidare la Protezione Civile; non si può far decidere a un GIP se Bertolaso è idoneo o meritevole di gestire questa importante istituzione. A maggior ragione se non c’è un processo e una sentenza d-e-f-i-n-i-t-i-v-a che accerti le sue responsabilità soggettive od oggettive.
O dobbiamo ammettere che in Italia vige il principio del giustizialismo: una persona è colpevole fino a sentenza definitiva che ne accerti l’innocenza. Questo non è il diritto ed è l'opposto di quanto sancito dalla Carta costituzionale, che la sinistra tanto sbandiera solo quando fa comodo.

Riporto e condivido le parole che ha usato Bertolaso per rispondere a Bersani: “In questa richiesta c'è molta irresponsabilità. Io non sono a capo dell'Ente del Turismo o dei musei nazionali. Dirigo la Protezione civile. E secondo lei, per far piacere a Bersani, possiamo lasciare il Paese senza il numero uno dell'emergenza così, da un giorno all'altro? Se stanotte, domani, accade un terremoto o una tragedia chi interviene a guidare i soccorsi? Lui? Non credo

sabato 13 febbraio 2010

Grazie

Comunque devo dire grazie a De Magistris. Perchè con quella stupidaggine di Why not ha permesso di mandare a casa la combriccola di Prodi&C.
Cosa sarebbe successo della spazzatura di Napoli? Cosa sarebbe successo a L'Aquila?
Non voglio neppure pensarlo.
Ricordo però le parole di Bersani pronunciate poche settimane prima di essere mandati a casa, quando esternò la proposta di finanziare la crescita aumentando di un punto il deficit. Proposta che fu subito supportata dai vari Diliberto, Ferrero e Giordano.
Sarebbe stata la più grande sciocchezza. Se avessero avuto il tempo di applicare quella ricetta oggi l'Italia sarebbe nelle stesse condizioni della Grecia e della Spagna.
Con le pezze al culo a chiedere aiuto all'Eu.
Per quanto riguarda poi la Spagna c'è da evidenziare quanto la nostra LIBERA informazione sia al soldo di interesse di parte. Ricorderete infatti che tutti i media, ci hanno sempre illustrato una Zapatero illuminato, lungimirante, pragmatico, insomma quello che stava facendo grande la Spagna. Ebbene, era tutto falso.

Malaffare

La storia è sempre la stessa e offre uno spaccato inquietante di quello che è la consistenza della relazione che c'è nella provincia di Caserta, tra l'essere individuo e l'essere cittadino.
Tonnellate di soldi rubati alle casse pubbliche e cioè a noi stessi, al futuro del nostri figli, alla qualità dei servizi. Falsi braccianti che non hanno mai visto un campo arato neppure in cartolina e che diventano tali solo per lucrare contributi pensionistici.
L'ultima operazione ha portato alla denuncia di 170 braccianti agricoli "fittizi" e 4 titolari di aziende agricole dell'agro aversano che percepivano in maniera illecita contributi assistenziali dall'Inps.
Come scoperto dalle fiamme gialle al termine dell'indagine, le 4 aziende agricole presentavano infatti all'Inps false dichiarazioni di inizio attivita' e finti contratti di locazione di terreni, in modo da costituire rapporti di lavoro fittizi. L'attivita' ha permesso a 170 soggetti di chiedere e ottenere illegittimamente, nel biennio 2003-2004, circa 500mila euro di indennita' di disoccupazione, maternita' e-o di malattia (previste per i soggetti assunti e poi licenziati), per un totale di oltre 17 mila giornate lavorative mai effettuate.
Due delle quattro aziende agricole coinvolte nell'indagine erano state costituite con il solo scopo di far corrispondere le indennita' in argomento e, di conseguenza, di frodare l'istituto previdenziale. All'atto dei controlli e' stato infatti appurato che le unita' operative e le stesse attrezzature essenziali per il regolare esercizio dell'attivita' (macchinari, utensili e mezzi agricoli) erano completamente inesistenti.
I terreni su cui avrebbe dovuto svolgersi l'attivita' erano di proprieta' di soggetti assolutamente ignari dei contratti di locazione poi presentati all'Inps. Inoltre, tali terreni erano adibiti a un tipo di coltura totalmente differente da quella dichiarata, come lavorata, dai finti braccianti agricoli.

Il primo potere

Vent’anni fa fu distrutta una classe politica ( con qualche significativa eccezione ) dall’attività di un gruppo di Pubblici ministeri, molti dei quali, in seguito alla grande visibilità loro data dai media, sono in seguito entrati in politica, tra squilli di tromba.
Da quindici anni il presidente del consiglio Silvio Berlusconi sta subendo, nella sua veste di imprenditore, quel che nessun imprenditore in Italia (e nel mondo) ha mai dovuto affrontare: una persecuzione accanita che lo ha precipitato in quel circo mediatico-giudiziario che ha lo scopo di toglierlo di mezzo in via definitiva dallo scenario politico italiano e internazionale.
E’ la volta in queste ore del sottosegretario Bertolaso. La magistratura all’attacco ha trovato oggi la sua nuova arma, aggiungendo sempre più spesso alle accuse di corruzione e concussione un quadro torbido di incontri sessuali, mirato a distruggere la persona inquisita anche sul piano personale.
Viviamo una situazione da processi staliniani, intrisi di calunnie e contornati dal plauso delle tricoteuses professionali che di recente hanno a disposizione anche un loro organo di stampa quotidiano.
C’è pericolo per la democrazia? Sicuramente c’è pericolo per le libertà individuali. C’è rimedio? Comincio a temere che sia sempre più difficile trovarlo.
A meno che il Parlamento non ponga rimedio riequilibrando il rapporto tra Ordine giudiziario e Potere legislativo, lasciando perdere il ritorno dell’immunità per i politici e sottoponendo la Pubblica accusa al Potere esecutivo. Scandaloso?
Scandaloso è l’isolamento dell’Italia in Europa e nel mondo occidentale: da nessuna parte esiste un ordine che si comporta come un potere e che non risponde a nessun organo di controllo. Per cortesia non mi parlate del CSM.............

Storia di un bluff: De Magistris

Nel libro-intervista Giustizia e Potere, Loigino De Magistris dichiara:
Sono stato considerato uno straordinario magistrato”.
Su Marte è possibile sia accaduto; sul pianeta Terra, invece, le cose sono andate diversamente.
Per appurarlo è sufficiente leggere la relazione redatta dal Consiglio giudiziario di Catanzaro, che, circa un paio d’anni fa, è stato chiamato a pronunciarsi in merito alla possibilità di “promuovere” De Magistris a giudice di Corte d’Appello.
Ecco cosa scrisse il 18 giugno 2008 il relatore Bruno Arcuri:
Prendendo possesso del mio ufficio di procuratore generale, iniziavo la mia esperienza in Calabria con vivo interesse per il dr. De Magistris dopo avere letto di lui sulla stampa e averlo visto in televisione. Fui subito colpito dalle notizie che andavo apprendendo presso i colleghi tutti: i procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, sentenze di non doversi procedere, sentenze ampiamente assolutorie. Voci che mi stupirono perché in contrasto con la rappresentazione che ne davano i media (leggasi: Annozero)”.
Tutta l’attività di De Magistris era contrassegnata da:
Una serie numerosissima di insuccessi, l’omessa indicazione dei reati e delle fonti di prova, il perseverare nell’adozione di provvedimenti immotivati”.
“De Magistris è del tutto inadeguato, sul piano professionale e sul piano dell’equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere quantomeno la funzione di pm. Le tesi accusatorie sono cadute spesso per errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante. Sono emersi rilievi negativi per l’anomalia di molti provvedimenti adottati. I procedimenti di rilevante impatto sociale hanno trovato clamorose smentite. Nei provvedimenti si configurano violazioni manifeste di legge (addirittura diritti costituzionali) ovvero si radicano prassi senza fondamento normativo
”.
Per queste ragioni, il Consiglio giudiziario di Catanzaro “bocciò” De Magistris, emettendo un:
Giudizio finale negativo. Le voci capacità e preparazione presentano evidenti deficit, gravi vizi o lacune; tecniche di indagine discutibili; procedimenti fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma, attività carente nell’approfondimento e nella preparazione”.
Naturalmente queste cose non vi verranno mai raccontate da Michele Santoro o da Travaglio.
Per i quali siete null’altro che coglioni.

Coop: Unicamente per soldi

Cosa è la macellazione halal?
E' una tecnica, presente nel Corano, che prevede che l'animale sia sgozzato mentre è ancora cosciente e poi lasciato morire per dissanguamento spontaneo e completo, il che comporta un'agonia che può durare ore e ore. I fedeli islamici considerano che solo le carni di animali macellati in questo modo sono pure e quindi mangiabili senza commettere peccato.
Perchè ne scrivo?
Perchè il mio caro cognato mi informa che la catena di supermercati Coop ha promosso, con tanto di supporto pubblicitario, la vendita di carni macellate secondo la tecnica halal.

C’è da chiedersi perché Coop intenda seguire una pratica così sanguinosa, mettendo da parte tutte le conquiste di progresso e civiltà.
L'unica risposta è: il profitto; annoverare infatti tra i propri clienti anche coloro che seguono la religione islamica, fa aumentare i propri incassi.
C'è anche chi interpreta questa operazione come un atto di integrazione.
E' come se in Italia venisse permesso di vendere e mangiare carne di cani con lo scopo di integrare i cinesi che vivono nel nostro territorio.
Sembra assurdo, ma è proprio così, perchè la macellazzione halal è una tecnica consentita in Italia e legalizzata da un decreto dell'11 giugno 1980.
Tra le associazioni scioccate dalla notizia, Cometa chiede a chi crede che sia un crimine far subire agli animali sofferenze immotivate, di dimostrare alla Coop che anche un'azienda grande e potente non può calpestare i loro diritti, invitando a boicottare i punti di vendita Coop, non acquistando più nulla fino a quando questa infelicissima decisione non rientrerà. Inoltre, l’associazione invita tutti coloro che si sentono offesi dalla pratica sanguinaria halal a dare la massima divulgazione a questa vicenda, invitando amici, parenti, colleghi di lavoro, conoscenti, vicini di casa a non acquistare più nulla presso i punti di vendita Coop, ma soprattutto a effettuare interventi e azioni rivolti all’abrogazione del decreto dell'11 giugno 1980, che di fatto ha consentito la macellazione halal sul nostre territorio.
A parte il discorso animalista, c'è da indignarsi per questo passo indietro rispetto agli standard raggiunti dalla nostra civiltà, abbiamo lottato decenni per i diritti delle donne e degli animali, e adesso dobbiamo retrocedere per accontentare gli islamici?
La Coop è una vergogna nazionale, boicottare i suoi supermercati è UN DOVERE morale!
Anzi, cominciamo a protestare telefonicamente. NUMERO VERDE GRATUITO PER I RECLAMI 800805580.

giovedì 11 febbraio 2010

Beata ignoranza

Può capitarti anche questo. Scorro col telecomando l’altra notte, canali minori. Passa quello di Repubblica, che in questo periodo esibisce a tutto spiano interviste di personaggi della Sinistra: Bresso, Bonino, Chiamparino. E, l’altra sera, Di Pietro.
Sono passato un attimo, quanto bastava per cogliere alcune delle sue pacchiane e grottesche esercitazioni di ginnastica dei muscoli facciali. Sento le parole: “…e mi hanno eletto mica in un solo posto, in tutt’Italia…dal Manzanarre al Reno”.
No comment

Il paradosso

Giorni or sono ho scritto un post sulla Regione Campania denunciando che il magnanimo (con i soldi nostri) Bassolino ha istituito un bonus per i consiglieri regionali che non verranno rieletti e per quelli che non si ricandidano; una sorta di buonuscita. E riportavo le cifre: Il bonus è di 46.500 euro lordi per chi va a casa dopo una sola legislatura, 93mila euro dopo la seconda e 140mila dalla terza in poi.
Il post è intitolato "roba ca solo a Napule se fà".
E mi sbagliavo, da un giornale locale del Piemonte apprendo che i consiglieri regionali del Piemonte che non saranno rieletti alle prossime elezioni riceveranno un’indennità di ben 100 mila euro.
Purtroppo i sinistri predicano predicano, ma sono loro i primi ad approfittare.
Cosa possiamo fare? L'unica arma che il cittadino ha è il voto, ma qui si giunge al paradosso che, se non li voti, fai loro un favore da 100.000 euro.

domenica 7 febbraio 2010

Due conferme

"L'Idv è una zavorra, un ostacolo a una seria alternativa: noi, tutti i giorni, sediamo accanto a loro in Parlamento e vediamo il livello di demagogia che hanno raggiunto e posso assicurarvi che quel partito è un macigno su qualsiasi alternativa credibile a Berlusconi".
Queste poche parole, dette da Casini, danno due conferme al mio pensiero:
1. L'IdV non porta da nessuna parte. E', come diciamo a Napoli, facimm ammuina.
2. L'Udc, alleandosi con l'IdV in tre regioni, conferma la sua politica senza valori.

sabato 6 febbraio 2010

Fermate questa giostra

Io non ho mai amato gli incentivi alla rottamazione, fin da quando, nel lontano 1997 la misura venne adottata dal Governo Prodi.
Non ho ragione di cambiare idea.
Io penso che l’unica ragione per cui, in Italia come altrove, si sono concessi incentivi – cioè si è messo a carico di tutti i contribuenti una parte del costo delle auto pagato da ciascun acquirente – risieda nella capacità di pressione del settore, sia dal fronte sindacale che da quello padronale. Non c’è altra ragione economicamente razionale.
Le risorse pubbliche messe sul settore dell’auto sono state però sottratte ad altri settori o all’intera economia, foss’anche solo per ridurre la pressione fiscale o il costo del debito pubblico.
Con buona approssimazione, si può sostenere che ogni posto di lavoro mantenuto artificialmente nel settore automobilistico sottrae risorse e quindi posti ad altri settori, magari con più prospettive.
Credo sia ora di dire “stop” e di fermare la giostra. Basta incentivi e ognuno torni a fare il proprio mestiere: la Fiat a produrre automobili e il Governo ad occuparsi non di questo o quell’imprenditore, di questo o quel settore, ma di creare le condizioni migliori perché in Italia si investa e si crei occupazione vera, non sussidiata dai contribuenti.
Come? Lavorando per avere un fisco più equilibrato e competitivo, un mercato del lavoro moderno, un sistema di welfare efficiente, un sistema di infrastrutture dignitoso, una burocrazia che agevoli e non ostacoli le imprese, un sistema di formazione e ricerca adeguato… insomma, le solite cose che tutti conosciamo.
Quanto a Termini Imerese, io non credo che si possa obbligare Fiat a rimanere a tutti i costi, se non mettendo pesantemente mano al bilancio dello Stato.
Il Governo dovrebbe lasciare che la Fiat prenda la sua decisione e poi fare tutto il possibile perché non vi sia una desertificazione industriale dell’area, grazie all’arrivo di altri investitori anche di altri paesi, magari dello stesso settore automobilistico. Questo potrebbe non fare piacere al Lingotto, naturalmente, ma ad ognuno le sue responsabilità.
I lavoratori devono essere aiutati con strumenti di welfare intelligenti volti alla riqualificazione e alla ricollocazione professionale e......invece mi sa tanto che questi stipendi se li accollerà lo Stato, cioè noi.

venerdì 5 febbraio 2010

Ma quale talk-show

Nell'immagine un gruppo di "ospiti" di professione si recano negli studi televisivi della RAI per partecipare ad uno dei tanti "Qua qua show" pomeridiani.
Fra le altre si possono riconoscere una contessa, una psicologa, una nota opinionista, una sessuologa, un'astrologa, ed alcune ospiti generiche (tuttologhe) che non si sa bene cosa facciano e perché stiano in televisione, ma è sempre meglio che lavorare.
E......io pago.

giovedì 4 febbraio 2010

Bersagliati

Ricordate Gioacchino Genchi?
Entrato in Polizia nel 1985 è attualmente Vice questore a Palermo. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000 ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009. Nel frattempo ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Luigi de Magistris.
Avrebbe, secondo alcuni, intercettato 350.000 persone. In realtà Genchi si occupa di tabulati telefonici quindi niente ha a che vedere con le intercettazioni, ma nel febbraio del 2009 è stato aperto un procedimento penale a carico di Gioacchino Genchi presso la Procura di Roma.
L'ho ascoltato a radio radicale e queste sono le sue parole:
«I grossi errori sono quando gli investigatori e i magistrati sanno qual è il punto d’arrivo e fanno le indagini sapendo quale è il punto dove devono arrivare». E ancora: «Spesso le indagini non si fanno più alla ricerca delle prove per accertare una notitia criminis fondata, ma si fanno per cercare delle notitiae criminis quando si è già cercato il bersaglio».
Per tradurla in italiano corrente: Spesso può accadere che prima venga individuato un “bersaglio” da colpire, poi si costruiscono le indagini per arrivare a colpire quell’obiettivo.
E se lo dice lui, che con i magistrati ci lavora.............
E... non ci voleva lui ad aprirci gli occhi; abbiamo esempi eccellenti: Tutti i partiti usufruivano di illeciti sovvenzionamenti ma fu colpito solo Craxi; tutti i politici fanno "favori" ma fu colpito solo "Mastella". Loro erano ...i bersagli da colpire. E come loro ce ne sono tanti, ricordate Stasi? Mannino? Tortora?......

Il mago del corsera

Alcune foto, che era stato ordinato di distruggere, inquietano Antonio Di Pietro.
Sono quattro foto scattate il 15 dicembre del 1992 con il futuro leader di Italia dei valori seduto a tavola, durante una cena conviviale in una caserma dei carabinieri, fra alcuni ufficiali arruolati nei servizi segreti, uno 007 eccellente come Bruno Contrada e un altro James Bond vicino alla Cia, arrivato da Washington per una targa ricordo della famosa «Kroll Secret Service» all’ospite d’onore, appunto Di Pietro.
Solo una cena. Niente di male. Solo una occasionale e innocua chiacchierata prenatalizia fra amici e colleghi, fra investigatori e soltanto un magistrato. Una cena immortalata da una macchina fotografica senza pretese, dodici scatti per l’esattezza.
Ora spuntano fuori queste foto e si ricorda che il 24 dicembre del 1992 viene arrestato Bruno Contrada, allora numero 3 del Sisde, sotto mira dei colleghi di Paolo Borsellino sin dalla strage di via D’Amelio.
Aggiungo che Bruno Contrada é stato condannato per essere stato legato organicamente alla mafia, e sedere accanto a lui, per certi pagliacci forcaioli, che hanno costruito la propria fortuna su illazioni, mezze verità e distorcimenti completi della stessa, é prova di colpevolezza.
Non per me è ovvio, ma per Di Pietro e il suo amichetto manettaro, che va in vacanza con i mafiosi, ma spara a zero su chiunque si accosti ad uno di esso.
Bruno Contrada, è stato condannato unicamente sulla base di dichiarazioni di "pentiti" senza che esistessero riscontri oggettivi, ergo è la vittima di un sistema marcio, che ha trasformato pluri-assassini che sciolgono bambini nell'acido, in "star" corteggiate e strapagate (con i soldi dei contribuenti) se avvantaggiano il "teorema" giudiziario di qualche toga in cerca di fama e prebende.
Ma non è questa l'unica coincidenza; quel 15 dicembre, a metà giornata, l’Ansa ufficializzò con un dispaccio l’avviso di garanzia contro Bettino Craxi per concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. È il provvedimento firmato proprio da Tonino Di Pietro la sera precedente, il 14. E, ventiquattro ore dopo, il giudice sta lì a tavola, Contrada seduto accanto a lui, l’agente americano pronto con la targa premio.
Nota: la cena è organizzata per consegnare una targa-premio a Di Pietro, ma, guarda caso, all'appello manca solo e proprio la foto della consegna. Perchè?
E nove giorni dopo tutti i commensali si giurano di bruciare la copia delle fotografie in proprio possesso.
Ora, la domanda è: chi le ha tirate fuori? e perchè?
Io credo che sia in atto una lotta tra Baffino ed il Molisano.
Perchè Baffino?
Perchè ogni volta che il mago D'Alema ha annunciato "scosse", poi gli scoop li ha pubblicati il Corriere della Sera per primo.
Adesso ancora, chi ha pubblicato la prima foto? il Corriere della Sera.


martedì 2 febbraio 2010

Il sàtrapo

Il sàtrapo era il governatore di una provincia dell'antico impero persiano. Questo termine si usa oggi per esprimere una persona che gode di una potenza e di un'importanza eccessiva.
Questo termine l'ha utilizzato oggi Isaia Sales (è stato il consigliere economico e dunque braccio destro di Bassolino) per descrivere Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e ora candidato per il centrosinistra alla Regione Campania.
Ecco le parole di Sales:
«De Luca? Un capolavoro politico. Vorrei conoscere i geni che hanno concepito questa strategia. La scelta del sindaco di Salerno è catastrofica. È come volersi alleare con i cattolici e mettere nel programma l'abolizione della messa. Qui si vuole l'alleanza con Rifondazione e Sinistra e libertà proponendo il candidato va a caccia dei senegalesi casa per casa».
Sales descrive «De Luca come un satrapo di provincia che ha messo in piedi un sistema di potere che fa impallidire quello bassoliniano. Qui siamo di fronte a un misto di stalinismo e di leghismo, il controllo delle clientele territoriali. De Luca è un leghista del Sud».
Se lo dice lui...........